IL MIO OMAGGIO . . .

Il gusto per il gesto musicale, la sensibilità per le armonie,
l’attenzione rivolta al racconto di piccole cose che vengono colte con uno sguardo sempre nuovo,
la scelta consapevole di percorrere strade non troppo praticate.
L’ironica velata polemica, la bellezza non inflazionata che si nasconde agli occhi distratti,
le sonorità accattivanti ma mai scontate.
I CARASERENA.
Filippo,Vanni, Manrico, Giorgio, Carlo e Fabio.
Sei personalità distinte che si fondono in un amalgama di suoni, voci e parole, in bilico tra incertezze quotidiane, dubbi esistenziali mai risolti, e la ricerca instancabile di un equilibrio che non è fondamentale trovare- tanto la chiave sta nel viaggio che si decide di intraprendere non nel traguardo che si raggiunge - ma che si trasforma in carburante creativo.
E' la sfida raccolta e la voglia di mettersi in gioco.
“RICORDARSI DI ANNAFFIARE” è il tassello di un colorato mosaico ed un nuovo punto di partenza,
è una preziosa piantina da curare e da far crescere, ascolto dopo ascolto.
La nuova avventura poeticosonora inizia proprio da qui.
DAL 31 DI MARZO!
“Ecco. La nota.
Le parole scivolano sui tasti bianchi e neri.
La voce accarezza le corde della chitarra.
E le armonie vengono narrate a fior di labbra.
Vivaci e brillanti istantanee
Sublimate in musica.
Lieve irriverente lirica malinconica sorridente….
CARASERENA TU SEI….”
G.B.
Sono proprio i momenti di tristezze slabbrate,
di cuori slacciati,
ed i grumi di fragilità nascoste
A RICONDURRE LI . . . .
Ad un tempo sfiorato ma radicato dentro.
Ad un cappotto elegante taglio maschile spinato.
Al sorriso comunicativo
All’odore dei colori e le tele bianche ed i pennelli…
E allora quel bacio sul dorso di una mano bambina che credevi ormai smarrito si fa sogno
E ti viene restituito
SENZA PREAVVISO
Carico di una dolcezza familiare così profonda e straziante
Da lacerarti al momento del risveglio.
Cerchi di malinconia su uno specchio d’acqua .
Oggi è così…

...L'ELEGANZA CONNATURATA ...
Occhi neri liquidi su cui vi si legge la sorpresa, riflessa…
Ma solo per un attimo.
Poi tutto si fa velato, di nuovo.
Ancora con l’indole da fuggitiva.
Ancora non destinata a non scappare, a mediare, a serrare le labbra per non
proferire le proprie verità.
Sghemba alla ricerca della quarta dimensione.
La propria.
Disincantata fascia i propri polsi di seta e lamè.
Fintamente sofferente rende caliginoso lo sguardo, teatrali le pose…
si appoggia distrattamente ad una tenda di broccato,
cerca un fazzoletto da stringere tra le dita.
E porpora, cadmio, amaranto ed il virato in seppia… morbidi boccoli appuntati,
velette poi un bicchiere di rosolio abbandonato su un tavolo di cristallo che colleziona
da tempo solo aloni e polvere.
Monetine si incastrano tra le assi di legno, mentre quel vecchio pianoforte tenta
di portare a termine
Il solito ragtime stralunato.

(Ascoltando SERA, la prima volta)
Oggi nevica…
ed io non sento che questo…

E' finito l'inverno
ma ancora il freddo sale
non ho più terra
la mia terra rimane a guardare
l'orizzonte è strano
se non hai meta
si allontana da te
l'uomo mangia l'uomo
succhia la preda
e dimentica
Quanta bellezza
aggredita sciupata
eterna sete di potere
mai appagata
l'orizzonte scappa
se non hai meta
lontano da te
l'uomo sbrana l'uomo
succhia la preda
e dimentica
l'orizzonte è strano
se non hai meta
si allontana da te
l'uomo mangia l'uomo
succhia la preda
e dimentica . . .
CRISTINA DONA’ - MANGIALUOMO

La cura - e soprattutto la fatica - con la quale tiene imbrigliati i propri giudizi è direttamente proporzionale ai decibel striduli del risolino civettuolo che riecheggia nella stanza.
“E’ quanto di più lontano esista rispetto alle mie articolate congetture” questa frase non fa che pulsarle tra le tempie e la superficie aggrottata della fronte, parole incastrate tra quelle pieghe e che hanno rinunciato a trovare una via d’uscita.
Non incrocia sguardi indagatori che intuirebbero ogni sfumatura del sentire ancor prima di diventare vero colore...
Gli angoli della bocca dapprima si incresperebbero e poi finirebbero per generare una smorfia troppo vicina alla paresi per non destare sospetti.
Ed il mascara che cola dagli occhi –poi – la renderebbe simile ad una madonna profana.
No.
Decisamente non elegante.
Poi l’attenzione per una manciata di attimi si focalizza verso un altro angolo …
su lineamenti interessanti e mai colti prima..
“Forse non è tutto da buttare”.. ci riflette su…
E stavolta il sorriso, quello autentico, le esplode in faccia senza preavviso conferendole una differente luce…
Un tempo ritagliato dal normale fluire delle cose.
E un sorriso prolungato per decine di ore…
Forse avrei bisogno di un antidoto.
Forse.

…you said that I was naive,
and I thought that I was strong.
I thought, "hey, I can leave, I can leave."
but now I know that I was wrong, 'cause I missed you.
you said, "You caught me 'cause you want me and one day you'll let me go."
"you try to give away a keeper, or keep me 'cause you know
you're just so scared to lose.
and you say, "stay."
you say I only hear what I want to…
Stay- Lisa Loeb
(Giovani, carini e disoccupati O.S.T.)
Variazioni Inverse sul Peccato Originale
Il tema con variazioni è il luogo ideale per osservare come un materiale musicale possa prestarsi alle metamorfosi più estreme. Dalle variazioni beethoveniane in poi siamo abituati e disposti a smarrire riferimenti, a dimenticare i temi di partenza, lasciarci stupire da come un "gesto" musicale possa già contenere in sé le elaborazioni più impensabili. Il procedere di variazione in variazione, anche nella più radicale spinta centrifuga, sarà comunque sempre coerente, in quanto basato sullo stesso materiale del tema.
Le "Variazioni Inverse sul Peccato Originale" sono - come recita il titolo - un tema con variazioni al contrario. Da variazioni musicalmente lontanissime lentamente si giunge al tema. Il quale tema è un corale per organo dal titolo "Durch Adams fall ist ganz verderbt", inserito da Johann Sebastian Bach nel suo "Orgelbuchlein", il "Piccolo libro per organo" che è un po' la summa delle tecniche contrappuntistiche e armoniche del grande compositore di Eisenach.
Sin dal primo ascolto, ho visto nelle figure musicali che accompagnano la melodia del corale luterano come un lento precipitare, la caduta di Adamo cacciato dal Paradiso, una dolorosa e sofferta caduta al rallentatore. E in queste figure si annida un materiale modernissimo, una specie di potenziale serie dodecafonica, una strana scala che io chiamo "modo a simmetria complessa". Questo "modo" diventa il materiale di base per tutta la composizione.
Ci tengo a sottolineare che la musica, e in particolare la musica contemporanea non si fa solo con le belle melodie o con i temi orecchiabili, ma si può (si deve!) fare anche semplicemente con i suoni.. - (spesso ci dimentichiamo che la musica è fatta prima di tutto di suoni) - In questo lavoro tutta la prima parte è una ricerca sul suono, sul timbro. Non temi o melodie, ma perdersi dentro un suono solo: il brano si apre con la trasformazione più lontana possibile, cioè con il tema ridotto ad una sola nota, la nota La, che in tedesco si scrive "A", e che è la nota di base dell´orchestra, quella su cui si accordano gli strumenti. Su questo suono primordiale transitano altri suoni leggeri, la nota cambia colore ed è increspata da respiri, quasi folate di vento. Progressivamente, ma senza soluzione di continuità si giunge tramite movimenti sempre ascendenti ad una specie di ingranaggio che sfocia in un climax, che nelle mie intenzioni dovrebbe essere piuttosto mostruoso, una paura primordiale... nuovamente una nota sola, ma urlata da tutta l´orchestra, che dopo un tempo relativamente breve perde forza, e dalla quale affiora il corale bachiano. Per me la musica è sempre immagine, e l´immagine che ho in mente è uno di quei laghi artificiali che nascondono paesi dimenticati, sommersi dall´acqua. E quando vengono svuotati, mentre il livello dell´acqua cala, riaffiorano antichi campanili, i tetti delle case. Ho cercato di fare in modo che il corale di Bach affiorasse dal boato del punto culminante così, come un antico paese sommerso, con il suo mistero e con la sua solennità.
Nel finale, una meditazione sui frammenti del corale lentamente inabissa di nuovo il tema nelle nebbie e nell'atmosfera crepuscolare dell'inizio.
Per descrivere questo pezzo mi piace ricorrere ad una sintesi a cui da solo sono sarei mai potuto arrivare, ma per questo ci sono apposta i poeti...
Il poeta in questione è l'amico Gianni D'Elia che parla del "risarcimento musicale dell'orrore". Spero che le "Variazioni Inverse" abbiano la forma di un "risarcimento musicale" di quell'orrore continuo cui siamo sottoposti.
(il verso è tratto da un poemetto inedito dal titolo Osteria dei Trovatori, 2003-2005)
[...]
<<Sempre più esatto il verso, il libro terso,
la nostalgia del canto, il tempo perso,
se ora la storia che eravamo ha perso?...>>
<<Ed al privato e pubblico, vitale
danno, che incide dentro mente e cuore,
il risarcimento musicale dell'orrore...>>
PAOLO MARZOCCHI

SABATO 15 MARZO –TEATRO LAURO ROSSI MACERATA
L'Orchestra Filarmonica Marchigiana sarà diretta dal maestro Romolo Gessi.
Voglio
una brezza improvvisa
che scompigli le carte,
i capelli ,
le vesti...
E colori accesi.

She said that is one thing about art
He said that is I all I think about art
Glamour creates glamour types, stares at the sea stars art
Oh no,
She said this is what I think it is art . . .
Suede - ART
Il segreto forse sta proprio nel
non confondere
IL GIOCO CON LE REGOLE….

“NON TI CHIEDERO’
SE SAI RESTARE AD OCCHI CHIUSI
ANCORA
FORSE PERCHE’ SO
CHE ADESSO NO
ADESSO NO
ADESSO . . .”
Le regole del gioco - CARASERENA
Protetta da un guscio
Le ali ripiegate
I suoni sospesi…
Armature di organza e stoffa increspata,
filamenti perlacei, opalescenze e
gocce di brina.
Una fessura per appoggiarvi iride e ciglia
E saggiare quello che vive
Intorno.
Nell’attesa di un gesto deciso
Che frantumi

Who would have known
That a boy like him
After sharing my core
Would stay going nowhere
Who would have known
A beauty this immense
Who would have known
A saintly trance
Who would have known
Miraculous breath
To inhale a beard
Loaded with courage
Björk - Cocoon