A volte mi domando se è contemplato un destino diverso, una isola felice quieta e rassicurante, un braccio che rimanga a cingere le spalle, uno specchio che restituisca una immagine aderente alla realtà e non la proiezione dei giudizi altrui che trasfigura anche i volti più armoniosi e che rende giganti anche le silhouettes minute . . .
Se puo’ esistere un epilogo alternativo, una corrente inattesa che mi traghetti lontano dal “Perché sei un essere speciale, prezioso, raro, empatico, forte , risoluto …ma sei figura angelicata e la vita affettiva reale è altrove”…
Che tutte le lusinghe , i complimenti e gli attestati di unicità si fanno zavorra.. e diventano fardello sull’anima - in definitiva - ed amplificano un senso di solipsismo congenito.
Discosta dalla linearità, lo ammetto…
Il controllo, la risolutezza e l’equilibrio sono pari all’implosione emotiva intima, non soggetta a condivisione alcuna e che lascia brandelli abrasioni e ferite non visibili, che bruciano però.
Ma si puo’ essere complesse, ingarbugliate, molteplici senza pesare sul cuore,conservando la leggerezza.
Un kaos deterministico mi ha suggerito lui . . .
Ho annuito silenziosamente col capo.
E la soluzione?

“Ho mal di testa e di Universo . . .” Fernando Pessoa
