NON SI PUO’ NON AMARE QUESTO LIBRO . . .
(altamente consigliato a chi ha quella mai doma arsura di conoscenza !!)
<< Ogni Uomo del Tempo Antico (che ora si crogiolava al sole) mosse col piede sinistro e gridò un secondo nome.
Mosse un passo col piede destro e gridò un terzo nome. Diede nome al pozzo, ai canneti, agli eucalipti, si volse a destra e a sinistra, chiamò le cose alla vita e coi loro nomi intessé dei versi.
Gli Uomini dei Tempi Antichi percorsero tutto il mondo cantando; cantarono i fiumi e le catene di montagne, le saline e le dune di sabbia. Andarono a caccia, mangiarono, fecero l’amore, danzarono, uccisero:
in ogni punto delle loro piste lasciarono una scia di musica..
Avvolsero il mondo intero in una rete di canto; e infine, quando ebbero cantato
Tutti tornarono "dentro". >>
BRUCE CHATWIN “ LE VIE DEI CANTI ”


Un fine settimana ricco di scenari cangianti, coup de théâtre , abbracci inattesi e frasi sussurrate all'orecchio alle tre di notte (ossignur!!), telefonate da luoghi mitteleuropei, ottime sensazioni e pubblicazioni preziose date in dono alla fine di un incontro emozionante...
e poi poltronissime e dopofestival...
E tanto altro da raccontare, se solo ne avessi il tempo...
La pupilla che sintonizza lo sguardo in avanti, l’orbita oculare che penetra la pellicola pittorica,le trame della tela, la consistenza serica dei colori, che crea un rapporto sdrucciolato tra le maglie del vissuto, tra le pieghe di un costante odiato ma necessario cercarsi per poi collocarsiI , documentarsi, riconoscersi, negarsi, destrutturarsi e ricominciare l’errabonda ricerca di una impossibile definitiva identità/unità.
Cintoli è la pluralità controversa nell’individualismo, pluralità mossa e corroborata dal motore delle azioni provvisorie che scardinano convenzioni.
Nella sua poetica artistica vi si legge l’alterità/traslazione /slittamento che è uno slacciarsi dai vincoli imposti dall’esterno, ed il segno si fa via via solido, al punto da conquistare una consistenza tridimensionale…
Vive affannosamente nell’arte e per l’arte conservando integro lo stupore nei confronti dell’approccio creativo di chi è realmente coinvolto nei processi critico esistenziali che generano l’Espressione Artistica, sino alla morte per emorragia cerebrale nel 1978.
E così i pensieri dilagano, si spandono ,svaporano , i lavori gridano impossibili soliloqui, sino all’afonia, i colori si annodano, colano,si affastellano, si scelgono e si sciolgono e prendono aria, acquistano la libertà di movimenti e forme…dando vita ad uno spazio altro che possa rivelare l’incanto della disposizione, deposizione temporanea degli oggetti delle linee , delle cromie.
G.B.

“Amo il gioco erotico ed esotico, condotto sull’affollamento dei riverberi, delle assonanze , delle anamnesi, delle analogie, dei segni e dei sogni e dei relitti.
Da queste accumulazioni estraggo i frammenti che vivificano il mio cammino quotidiano.
Amo il gioco di isolare una parola o un dettaglio, di decodificarli e di eleggerli al ruolo di protagonisti.
IL mio modo di procedere è quasi devozione maniacale al frammento, al particolare tradotto in una sorta di aforisma visivo.
E SE L’ARTE E’ GIOCO: INFRANGERE LE REGOLE . . .
E SE L’ARTE E’ ARTIFICIO: SUGGERIRE LE SUGGESTIONI. . . .”
(Claudio Cintoli –Appunti per “Alla Ricerca di Marcanciel Stuprò” 1975-1976)
Protetta da un guscio
Le ali ripiegate
I suoni sospesi…
Armature di organza e stoffa increspata,
filamenti perlacei, opalescenze e
gocce di brina.
Una fessura per appoggiarvi iride e ciglia
E saggiare quello che vive
Intorno.
Nell’attesa di un gesto deciso
Che frantumi

Who would have known
That a boy like him
After sharing my core
Would stay going nowhere
Who would have known
A beauty this immense
Who would have known
A saintly trance
Who would have known
Miraculous breath
To inhale a beard
Loaded with courage
Björk - Cocoon
Entro in possesso in maniera sempre più bizzarra di notizie su bestiari in costante aggiornamento.
Una missiva anonima indica nero su bianco:
“ AD UNA CORAGGIOSA EDITRICE”,
io mi limito solo a divulgare il sapere acquisito, facendomi veicolo e strumento di erudizione altrui…
L’IGUANA FAR-AWAY-FROM-HOME
Le scogliere assolate, le paludi limacciose e gli inestricabili canneti sono gli ambienti prediletti dall’Iguana Far-Away-From-Home che invece popola le zone artiche, dove patisce senza tregua un freddo insostenibile.
Costretto in un habitat assolutamente inadatto, il rettile trascina la propria esistenza tra stenti indicibili, cercando penosamente riparo tra le rientranze dei ghiacci e nutrendosi dei crackers che gli crescono sotto le zampe.
Oltretutto la livrea, di colore verde brillante, rende l’Iguana Far-Away-From-Home visibilissima agli occhi dei predatori, sicché deve guardarsi di continuo non tanto dall’orso polare quanto dai suoi avvocati per una vecchia questione di usufrutto.
Questo rettile ha d’abitudine il morale a terra; talvolta le correnti del mare, durante il disgelo, gli portano in dono il cibo di cui va ghiotto, i pupazzetti Playmobil, ma accade davvero molto di rado. Nel tempo libero l’Iguana Far-Away-From-Home compone dei blues in tredici battute, tipo “Little Red Rooster” di Willie Dixon, ma i suoi giri armonici non risolvono mai sull’accordo di tonica.
DOTTOR GECO (E MISTER HYDE?)
Il mistero non conosce fine . . .
MI MANCA IL PROFESSOR TOSONI!!!!!!
(edizione straordinaria)
Lo so che non è il 21 del mese, sono perfettamente cosciente del fatto che
di ospitare le creature fantastiche fuoriuscite da questo BESTIARIO CONTEMPORANEO…
E che a nulla son valsi gli appelli affinché questo luminare si palesasse una volta per tutte,
ma la mia è una seria reale crisi di astinenza e…
Sono convinta che anche gli affezionati saranno felici di questa mia scelta..
Sperando che qualcuno ritorni ad affacciarsi da queste parti…
CAPITO?!!?!?!?!?!?!?
“Il Frisco Bay”
Il Frisco Bay è un poderoso uccello morto che popola le coste della California.
Esso è presente sul territorio unicamente in forma di carogna.
Le sue possibilità di azione sono molto limitate, così è costretto a vivere di espedienti.
Ogni tanto qualche bambino di passaggio o qualcuno del cast di “Baywatch” si ferma a godere
della compagnia del Frisco bay. Questa insolita pratica può durare per mesi,
in ragione di ciò il governo della California ha preso seri provvedimenti per tutelare
il Frisco Bay dalle ingiurie della vita.
Il colubro dell’Atalanta può raggiungere dimensioni variabili, sempre che glielo si chieda.
Si tratta ovviamente di un ofide nient’affatto pericoloso, anzi, perbacco!
Di giorno esce per cacciare e lo si può incontrare in tutte le verande del vecchio continente intento
a prendere il tè freddo con degli amici.
Tra le sue prede predilette annoveriamo l’ISEF, il puma, il vizio, il puma-libre.
Di notte esce per rimettere a posto le prede cacciate durante il giorno. Il colubro dell’Atalanta
tutte le domeniche va allo stadio a seguire la sua squadra del cuore, sia in casa che in trasferta.
Questo rettile è tifosissimo del Waregem.
“Il Leopardo nullo”
Il leopardo nullo è di gran lunga (14 punti almeno) il più pericoloso predatore della foresta del Guatemala,
ammesso che ci sia almeno una foresta in questo delizioso paese centroamericano.
Il leopardo nullo si aggira tra i cespugli come se niente fosse. I suoi occhi sono freddi pugnali.
Non appena avvista una preda, sia essa un grosso mammifero come il tapiro girevole o una smisurata
larva come il techno-bruco del borotalco viennese, egli, subitaneo, fa scattare gli artigli retrattili,
anch’essi freddi pugnali, e fa esibire gli artisti retrattili sul palcoscenico della vita.
Il leopardo nullo ha delle doti impressionanti che non stiamo qui ad elencare. Basti dire che la sua rapidità
è prodigiosa, le sue zanne sono freddi pugnali, senza per questo dimenticare che la sua rapidità è
certamente un freddo pugnale.
Predilige le ore notturne durante le quali mette le cuffie e compone al pianoforte.
IL PRIMO SINGOLO DI GIANLUCA MASSARONI

(Emoziona e lusinga sapere direttamente da lui che sono le mie parole ad
accompagnarlo nella sua prima uscita discografica ufficiale.
Immagini su carta che tentano di abbracciare la musica
e che si fanno abbracciare da essa, parole frutto di un sentimento
di affetto sincero e sedimentato nel tempo) …
Il Legno, un fascio di fibre non omogenee, con cavità interne nodosità e venature.
Elemento base, è un materiale che non può essere plasmato, ma intagliato, scavato, inciso.
La storia di Gianluca ha natura lignea. Le sue canzoni arrivano dritte all’essenza, la struttura melodica si rivela all’apparenza minimale e la chitarra è il fulcro.
Poi, come un artifex, comincia ad impreziosire i suoni con le parole e a cesellare i versi con una timbrica morbidamente ruvida…
Un’anima che affonda le proprie radici nel passato (il nonno liutaio, la tradizione cantautorale italiana alla quale è profondamente legato, le pagine di storia letteraria e poetica narrate dalla Pivano e, non ultima, la sua inseparabile compagna, la chitarra) e che utilizza quel substrato per elaborare una personale cifra stilistica, forte di un sentire stratificato, di una sensibilità trasversale, di un modo di afferrare la realtà mai scontato, di due occhi neri che sanno guardare a fondo e di un tormento esistenziale che è motore instancabile di musica e versi.
La voce è come una sgorbia che ghermisce ogni singola nota, attraversa e aggredisce dolcemente, lascia dei solchi e si imprime sulla superficie melica dando forma al suono, vestendolo di nuove percezioni.
La poetica di Gianluca è simile ad un uscio dischiuso che rivela un piccolo interno, una finestra aperta sul mondo e l’intenzione di narrare e narrarsi con intensa onestà.
Gianluca ha vinto il premio della Critica e il premio come Miglior Testo al Musicultura Festival XVII edizione.
Giorgia Berardinelli